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BOTANICA UBRIACA Amaro: l'orto botanico che abbiamo imparato a bere

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  Amaro: l'orto botanico che abbiamo imparato a bere C'è stato un tempo in cui, dopo cena, qualcuno chiedeva: “Un amaro?”.  Poi qualcosa è cambiato.  L'amaro è uscito dal dopocena. È entrato nei cocktail. È finito nei bicchieri dell'aperitivo. È diventato oggetto di degustazione. E soprattutto abbiamo cominciato a scoprire che dentro quella bottiglia scura può esserci praticamente un piccolo orto botanico .  Radici.  Cortecce.  Fiori.  Semi.  Erbe.  Spezie.  Scorze di agrumi.  E naturalmente l'ingrediente che non può mancare: l'amaro. Ma che cos'è, esattamente, un amaro? Partiamo dalla cosa più semplice. L'amaro è un liquore caratterizzato dalla presenza di sostanze vegetali amare e aromatiche, utilizzato tradizionalmente soprattutto come digestivo, ma anche come aperitivo o ingrediente per cocktail. Ed è proprio questa varietà a rendere difficile trovare una definizione che valga per tutti.  Perché un amaro può essere dolce, ...

DIETRO L’ETICHETTA Champagne Christophe Mignon ADN de Meunier Brut Nature – Il DNA di un vitigno che non vuole restare nell’ombra

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  Champagne Christophe Mignon ADN de Meunier Brut Nature – Il DNA di un vitigno che non vuole restare nell’ombra Lo Champagne di Christophe mi ha conquistata non solo per l'etichetta ma anche perché ha qualcosa da raccontare. Il suo nome è già una dichiarazione d’intenti: ADN, DNA in francese, richiama l’identità più profonda del vitigno protagonista di questa cuvée, il Pinot Meunier. Un’uva che, per molto tempo, è rimasta in secondo piano rispetto allo Chardonnay e al Pinot Noir, ma che oggi sta attirando sempre più attenzione da parte di produttori e appassionati. Qui non si tratta semplicemente di aggiungere un’altra etichetta alla lunga lista degli Champagne. Si tratta di scoprire cosa può raccontare un vitigno quando gli viene lasciato spazio per esprimersi. E Christophe Mignon ha scelto di partire proprio da lui. Christophe Mignon: una storia di famiglia, un’identità precisa La storia della famiglia Mignon affonda le proprie radici nella viticoltura della Champagne dal 1882. ...

IL VINO NON È IL PROBLEMA. Forse abbiamo semplicemente smesso di avere tempo per sceglierlo.

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FORSE NON ABBIAMO SMESSO DI BERE VINO. ABBIAMO SMESSO DI AVERE TEMPO PER SCEGLIERLO. Da qualche tempo leggiamo praticamente ovunque che il vino è in crisi . I consumi calano. Le nuove generazioni bevono meno. Cambiano gli stili di vita. Il vino deve reinventarsi. E poi arrivano le parole che ormai conosciamo quasi a memoria: moderazione, sostenibilità, nuovi consumatori, nuovi linguaggi. Tutto vero.  Ma ogni volta che leggo uno di questi titoli mi viene una domanda: E se il problema non fosse soltanto il vino? E se, almeno in parte, fossimo cambiati noi? Forse abbiamo meno tempo per scegliere Non credo che si possa parlare del consumatore come se fosse una persona sola. Un cinquantenne che ha imparato a bere vino a tavola con i genitori non ha necessariamente lo stesso rapporto con il vino di un trentenne che lo ha scoperto durante un aperitivo. E un ventenne che oggi decide di bere poco o niente non sta necessariamente rifiutando il vino. Magari sta semplicemente scegliendo quando...

BOTANICA UBRIACA Pisco: quando la vite prende la strada del Pacifico

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  Pisco: quando la vite prende la strada del Pacifico Quando pensiamo a un distillato, immaginiamo spesso una materia prima completamente diversa dall'uva. Agave. Cereali. Canna da zucchero. Erbe. Radici. Poi arriva il Pisco e ci ricorda una cosa piuttosto interessante:  anche la vite può cambiare mestiere.  Non sempre deve diventare vino.  A volte prende la strada del Pacifico, attraversa la storia del Perù e finisce in un bicchiere trasparente, profumato e decisamente più alcolico. Questa volta, quindi, Botanica Ubriaca torna a parlare di una pianta che conosciamo molto bene.  Ma da un'altra prospettiva. La vite arriva in Perù Per capire il Pisco bisogna tornare indietro di qualche secolo. Le viti arrivarono in Perù con gli spagnoli nel XVI secolo e tro varono condizioni particolarmente favorevoli lungo la costa meridionale del Paese. Sole, clima secco e territori adatti alla coltivazione della vite permisero alla viticoltura di svilupparsi rapidamente. ...

SCHIAVA PUNTAY ERSTE NEUE: caratteristiche, abbinamenti e perché mi ha conquistata

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  SCHIAVA PUNTAY: il rosso che non ti aspetti Ci sono vini che scegli  perché vuoi capire cosa hanno da raccontare . La Schiava Puntay di Erste + Neue  l 'avevo scelta mentre stavo valutando una nuova cantina da inserire nel mio percorso di selezione. Insieme al Riesling, era una delle bottiglie che avevo deciso di mettere alla prova. E, lo ammetto, la Schiava mi ha conquistata: n on con la potenza, n on con la concentrazione, m a con quella cosa che considero sempre più importante in un vino ovvero  la personalità. Schiava: La Schiava, o Vernatsch, è uno dei vitigni storici dell'Alto Adige, presente nella regione almeno dal XVI secolo. Negli ultimi decenni la sua superficie vitata si è ridotta molto, ma proprio questa selezione ha contribuito a una crescita qualitativa e a una vera riscoperta del vitigno. Con il nome Schiava/Vernatsch si indica un gruppo di biotipi, tra cui Schiava Grossa, Schiava Gentile e Schiava Grigia . Oggi la Grossa è quella più diffusa, ...

IL CALICE & IL PIATTO: GNOCCHI DI ZUCCA, FONDUTA E NOCCIOLE

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  Gnocchi di zucca, fonduta di latteria e nocciole Un primo piatto autunnale, cremoso e avvolgente, dove la dolcezza della zucca incontra la sapidità del Montasio, la croccantezza delle nocciole e il profumo del rosmarino. Ingredienti  Per gli gnocchi 600 g di polpa di zucca pulita 300 g di patate circa 180–220 g di farina 00 1 tuorlo d’uovo 40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato sale q.b. una grattugiata di noce moscata Per la fonduta di Montasio 200 g di Montasio, preferibilmente non troppo stagionato 100 ml di latte intero 20 g di burro pepe nero q.b. Per completare 50 g di nocciole 1 rametto di rosmarino 20 g di burro pepe nero macinato al momento Preparazione 1. Prepariamo la zucca Tagliate la zucca a pezzi, eliminate semi e filamenti e cuocetela in forno a 180 °C per circa 25–30 minuti, finché sarà morbida. La cottura in forno è preferibile a quella in acqua perché permette di eliminare parte dell’umidità e ottenere una polpa più asciutta. Lasciatela intiepidire e pass...