BOTANICA UBRIACA - Le 4 VALLI della GRAPPA
BOTANICA UBRIACA - Appunti semiseri su distillati, piante e territori.
Le 4 VALLI della GRAPPA
La mia prima memoria della grappa non ha nulla di elegante.😉
Non è un calice tulipano, non è una degustazione guidata, non è nemmeno una scelta consapevole.
È mia mamma, che da piccola mi curava il mal di denti con lo stoppino imbevuto di grappa.
Un gesto semplice, quasi automatico. Un rimedio di casa, come si faceva qui.
La grappa non si beveva: si usava, si rispettava, si dava per scontata.
Poi c’era mio papà .
L’uva sotto spirito, preparata con calma, messa via come una piccola riserva domestica.
E io che, di nascosto, andavo a rubarne qualche chicco, più per curiosità che per golosità , senza sapere che stavo già imparando una cosa fondamentale: che l’alcol, prima di essere piacere, è cultura.
In Friuli — ma lo stesso vale per il Veneto e il Trentino — la grappa non è mai stata solo uno spirit.
È stata medicina, conforto, chiusura di un pasto, pausa di metà mattina, scusa buona per fermarsi a parlare.
È sempre stata parte della vita quotidiana, molto prima di diventare un prodotto da raccontare.
E forse è per questo che parlare oggi di grappe trentine, e in particolare di quelle nate nelle quattro valli, ha senso solo se si parte da qui:
da una cultura condivisa, da un modo simile di intendere il distillato come espressione del territorio e delle persone.
Le valli trentine non sono solo coordinate geografiche.
Sono microclimi, altitudini, vinacce diverse, mani diverse che distillano.
Cambiano i profili aromatici, cambiano le strutture, cambia il carattere nel bicchiere.
Ma resta quella stessa idea di fondo che attraversa Friuli, Veneto e Trentino:
la grappa come racconto sincero, mai urlato, mai superfluo.
Ed è da qui che voglio partire in questa rubrica.
Non per insegnare come si beve una grappa “bene”,
ma per ricordare perché certe grappe esistono,
e perché continuano ad avere senso, oggi, più che mai.
Leggendo un articolo di Wine Meridian dedicato alle grappe delle valli trentine, emerge con chiarezza un aspetto che spesso si dimentica:
in Trentino la grappa non è mai un distillato “neutro”, ma una traduzione fedele del territorio da cui nasce.
Ogni valle racconta una storia diversa, a partire dalle uve.
VALLE DEI LAGHI
Nella Valle dei Laghi, la grappa di Nosiola conserva un profilo delicato, quasi sospeso. È una grappa che non ama urlare, ma accompagna. Pulita, essenziale, con quella freschezza che ricorda l’acqua e l’aria di una valle stretta tra i laghi. Una grappa che invita alla lentezza.
VAL D'ADIGE
La Val d’Adige, invece, cambia completamente registro.
Qui il Teroldego dà vita a grappe più strutturate, profonde, con una presenza più marcata. Sono grappe che non passano inosservate, che riempiono il bicchiere e chiedono attenzione. Hanno spalle larghe, come il territorio che le genera.
VAL DI CEMBRA
La grappa di Müller Thurgau porta con sé verticalità , tensione, freschezza. È una grappa che parla di altitudine, di escursioni termiche, di viticoltura estrema. Più sottile, più affilata, ma mai fragile.
VALLAGARINA
Infine la Vallagarina, con la grappa di Marzemino, chiude il cerchio con un profilo più morbido, avvolgente, riconoscibile. Una grappa che ha memoria, che resta, che accompagna il finale senza fretta.
Quattro valli, quattro uve, quattro modi diversi di raccontare la grappa.
Non classificazioni rigide, ma identità liquide, che cambiano nel bicchiere e nel tempo, proprio come accadeva nelle case di una volta.
E forse è questo il punto che più mi interessa.
Non tanto riconoscere una valle a occhi chiusi, ma capire perché certe grappe parlano un linguaggio che sentiamo familiare, anche se non sappiamo spiegare tecnicamente il perché.
Perché la grappa, almeno da queste parti, non è mai stata solo un distillato da giudicare.
È sempre stata qualcosa da condividere, da riconoscere, da ricordare.
Botanica Ubriaca non è una guida tecnica.
È un taccuino di appunti, memorie e territori.
Qui si parla di distillati partendo dalle persone,
perché a volte, per capire cosa c’è in un bicchiere,
bisogna ricordarsi da dove veniamo.
Alla prossima rubrica di Botanica ubriaca della Vite in Blog..
Elisa
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