DIETRO L'ETICHETTA - SWEET- CLOS FIGUERAS








Clos Figueras
Sweet – Il lato ribelle del Priorat DOCa

Ci sono vini che nascono per seguire una tradizione.
E poi ci sono vini che nascono per metterla in discussione.

Clos Figueras Sweet appartiene decisamente alla seconda categoria.



La storia: dalla rinascita del Priorat a un’idea fuori dagli schemi

La storia di Clos Figueras è intrecciata con la rinascita del Priorat, oggi una delle denominazioni più prestigiose di Spagna, ma fino agli anni ’80 quasi dimenticata.

Nel 1997, ispirati da René Barbier – anima della “rivoluzione del Priorat” e proprietario di Clos Mogador – Charlotte e Christopher Cannan acquistano 10 ettari di vigne abbandonate a nord di Gratallops, in un luogo chiamato Les Figueres.

Il nome della tenuta nasce proprio da lì: due antichi alberi di fico che un tempo segnavano la proprietà. Oggi gli ettari sono 18, piantati su uno dei terroir più iconici del mondo del vino.





La chiave? La llicorella, c
omposta da ardesia nera, mica e quarzo, la llicorella è una roccia metamorfica a grana fine che si forma sotto pressione e calore.

E' molto friabile e costringe le radici a scavare in profondità e regala ai vini tensione minerale, struttura e identità.



In vigna convivono:

  • vecchie vigne di Carignan (Samso)

  • Garnacha (Garnatxa)

  • Syrah

  • piccole parcelle di Cabernet Sauvignon, Mourvèdre e Viognier


Clos Figueras è oggi una delle firme più emblematiche del Priorat. 

Ma questo Sweet è un’eccezione voluta.

Il vino: rosso, dolce… e tannico

Prodotto con Garnacha surmatura, fermenta a freddo e la fermentazione viene interrotta prima del termine, così da preservare lo zucchero naturale dell’uva.

I numeri parlano chiaro:

  • 92 g/l di zucchero residuo

  • 16% vol.

  • pH 3,1

  • Solo 667 mezze bottiglie

  • Affinamento: pochi mesi in acciaio

  • Imbottigliato: gennaio 2024

Nel calice si presenta violaceo intenso, quasi impenetrabile.
Al naso emergono mele caramellate, erbe aromatiche mediterranee, una dolcezza che richiama la confettura ma con un sottofondo balsamico e minerale.

In bocca è la vera sorpresa:
è dolce, sì. Ma è anche giovane, tannico, potente. Non è un passito vellutato, non è un porto, non è un vino da meditazione classico.

È un rosso del Priorat che si è fermato a metà strada.

Ed è proprio questo il suo fascino.

Perché raccontarlo

Perché è un vino che mette in crisi le categorie.

Un rosso dolce con:

  • alcol alto

  • tannino vivo

  • acidità tesa

  • struttura importante

Non è accomodante. Non è immediato.
È un esperimento consapevole, quasi una provocazione territoriale.

Raccontarlo significa raccontare la libertà di una cantina che, pur essendo simbolo del Priorat, si permette di uscire dal solco.

E anche il coraggio di produrre solo 667 mezze bottiglie senza preoccuparsi di piacere a tutti.

Quando berlo (e con cosa)

Qui viene il bello.

Non è un vino da fine pasto classico. Il tannino lo rende inadatto ai dolci cremosi tradizionali.

Io lo vedo in tre scenari:

1.Con formaggi erborinati importanti
Gorgonzola piccante, Stilton, Roquefort.
La dolcezza bilancia il sale, il tannino asciuga la grassezza.

2. Con cioccolato fondente oltre l’80%
Meglio se con una componente speziata o al peperoncino.

3. Con selvaggina in salsa agrodolce
Anatra con riduzione ai frutti rossi.
Qui il vino diventa parte della salsa.

Oppure — scelta più radicale —
servito leggermente fresco (14–15°C), da solo, per capire dove vuole andare.


Conclusione

Clos Figueras Sweet non è un vino facile da collocare.
Ed è proprio per questo che vale la pena berlo.

Non per trovare conforto.
Ma per fare un’esperienza.

Dietro l’etichetta, questa volta, non c’è solo una storia di territorio e rinascita.
C’è una domanda aperta.

E forse, nel vino, è la cosa più interessante che possa capitare.

Alla prossima ... Vite in Blog

Elisa

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