SAPERAVI


 

Saperavi: il vino che arriva dalla Georgia 


Il Saperavi di Pheasant’s Tears appartiene alla categoria dei vini che è proprio bello condividere al tavolo con gli amici.


Prima ancora di parlare del vino, bisogna fare un viaggio. Destinazione: Georgia, uno dei luoghi più antichi della cultura del vino, dove la vinificazione affonda le sue radici in una tradizione millenaria. 

Quando in molte parti del mondo il vino non era ancora nemmeno un’idea, in Georgia qualcuno aveva già capito che l’uva poteva trasformarsi in qualcosa di molto più grande di una semplice bevanda.

Poteva diventare cultura.

Il vino come parte della vita quotidiana

In Georgia il vino è ospitalità, identità, memoria.

È sempre stato legato alla famiglia, alle feste, alla convivialità e ai momenti importanti della comunità. 

La cantina tradizionale, chiamata marani, non era semplicemente un luogo dove conservare bottiglie: era uno spazio quasi sacro, dove si custodiva una parte dell’identità familiare.

Passava di generazione in generazione insieme ai racconti, alle tecniche e ai gesti.


Partiamo dal nome: Saperavi

Saperavi in georgiano significa “colui che dà colore”.

E non è un nome scelto a caso.

Questo vitigno appartiene alla famiglia dei cosiddetti vitigni tintori, perché non ha solo la buccia scura, ma anche la polpa colorata. 



Il risultato?

Un vino dal colore profondissimo, quasi impenetrabile.

Pheasant’s Tears: quando il vino diventa racconto

Dietro questo progetto c’è l’incontro tra il georgiano Gela Patalishvili e l’americano John Wurdeman, uniti dalla volontà di recuperare e valorizzare l’antica tradizione vinicola georgiana.

Il nome dell’azienda, Pheasant’s Tears (Le lacrime del fagiano), nasce da un’antica leggenda:

si racconta che un vino talmente buono possa far piangere persino un fagiano.

Ora, non sappiamo se i fagiani abbiano davvero questa sensibilità enologica…

ma sicuramente questo Saperavi qualche emozione la provoca.


Il segreto? Il qvevri


La cosa più affascinante dei vini georgiani tradizionali è il metodo di produzione.

Il vino viene fermentato e affinato nei qvevri, grandi anfore di terracotta interrate.


Il qvevri è parte integrante della filosofia georgiana: il vino vive a contatto con la terra, in un ambiente naturale che permette evoluzione, struttura e complessità.

Nel bicchiere cosa troviamo?

Il primo impatto è quello di un vino che non vuole passare inosservato.

Colore:
rosso rubino molto intenso, con riflessi violacei.

Profumo:
qui iniziano i viaggi:

🍒 ciliegia nera
🫐 mora e frutti di bosco scuri
🌸 una sfumatura floreale di viola
🌶️ spezie e pepe
🚬 note più evolute che possono ricordare tabacco, cuoio e terra

Al palato:

È un vino strutturato, con tannini presenti ma non aggressivi, una bella freschezza e quella caratteristica nota “selvatica” che lo rende diverso dai rossi a cui siamo abituati.

A chi piace questo vino?

Probabilmente non a chi cerca il classico rosso morbido e rassicurante.

È il vino per chi ama scoprire.

Con cosa lo abbiniamo?

Questo è un rosso che non ha paura della tavola.

Perfetto con:

🥩 carni alla brace
🍖 brasati e stufati
🧀 formaggi stagionati
🍄 piatti con funghi e note terrose

Ma io lo proverei anche con qualcosa di più curioso:

un barbecue estivo speziato, magari con una salsa leggermente affumicata.

Perché anche se arriva dal Caucaso, sa stare molto bene anche nelle nostre serate italiane.

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